Tribunale di Napoli Nord: nel licenziamento collettivo vanno indicate puntualmente le modalità di applicazione dei criteri di scelta dei lavoratori da licenziare

Con ordinanza del 05/06/2017, la Sezione lavoro del Tribunale di Napoli Nord - Giudice Colameo si pronuncia in materia di procedure di licenziamento collettivo ai sensi della l. 223/1991.

 tribunale aversa

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Il caso. Un nostro cliente veniva coinvolto in una procedura di licenziamento collettivo avviata dal suo datore di lavoro. Proponevamo ricorso ai sensi dell'art. 1, commi 47 ss., l. 92/2012 (cd. ricorso Fornero) impugnando le varie fasi della procedura. Tra i motivi di ricorso, deducevamo che la procedura era invalida in quanto i criteri di scelta indicati dal datore di lavoro erano arbitrari. In particolare, oltre al criterio di scelta dell'anzianità di servizio e dei carichi di famiglia, la società datrice di lavoro indicava quello delle esigenze tecniche, organizzative e produttive. Sebbene quest'ultimo (come i primi due) fosse conforme al dettato della legge, nel caso specifico l'impresa si era limitata ad attribuire dei punteggi a ciascun lavoratore, punteggi che, nelle intenzioni della stessa, avrebbero dovuto indicare il grado di abilità di ciascun lavoratore nei vari ambiti in cui essa operava. Tuttavia, negli atti della procedura di licenziamento collettivo, non vi era alcuna traccia del modo con cui tali punteggi erano stati attribuiti a ciascun lavoratore. In altre parole, risultavano attribuiti dei semplici numeri privi di ogni spiegazione logica sul perché di questo o quel punteggio.

La decisione. Il Tribunale di Napoli Nord, in funzione di giudice del lavoro accoglieva la nostra tesi. Pur riconoscendo che i criteri di scelta dei lavoratori da licenziare indicati dall'impresa erano conformi a quelli previsti dalla legge, prendeva atto che non risultavano indicati i parametri di riferimento o le motivazioni in base alle quali si era attribuito il punteggio al sottocriterio delle competenze tecnico-professionali.

Aggiungeva il Tribunale che tale vizio andava qualificato come «violazione delle procedure» ai sensi dell'art. 4, comma 9, l. 223/1991 e, pertanto, il lavoratore aveva diritto ad un'indennità pari a 18 mensilità di stipendio.

Avv. Anna Gabriele                                                                         Avv. Vincenzo Orefice

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